La società contemporanea, che è quella in cui vivo e che conosco, è di sicuro un posto molto giudicante.


Pare che questa cosa del ricevere voti di valutazione a scuola (di cui non sto discutendo l’utilità), porti con sé l’esigenza di ricevere voti e giudizi anche al di fuori di un contesto didattico come quello scolastico.


La domanda “la mia voce è giusta?”, nasce da una convinzione che nella propria voce ci sia qualcosa di sbagliato.
Posso affermare che è una delle convinzioni in assoluto più radicate nelle persone che si affidano a me.


Quindi, il primo punto su cui bisogna lavorare è convincere la mente che può concentrare la propria attenzione su altri aspetti, diversi da quello del giudizio.


Seguimi in questo ragionamento: ognuno di noi ha una voce, poiché tutti abbiamo in dotazione l’apparato fonatorio, quell’insieme di parti del corpo che ci permettono di emettere un suono.

Questo apparato si colloca all’interno di un corpo, che ha le sue abitudini (posturali, digestive, ecc…).

Sempre lo stesso apparato si colloca all’interno di una persona, che ha il proprio carattere e le proprie paure o convinzioni.

Partendo da questo presupposto, avendo tutti una voce, non si può affermare che una voce sia sbagliata.


Quando una voce sembra sgradevole, dobbiamo prima chiederci se tutto questo insieme di elementi stia funzionando in modo adeguato. Se ci sia consapevolezza e conoscenza di ciò che si sta facendo.

Quando una voce suona invece gradevole, probabilmente tutto quanto (o quasi) starà compiendosi in modo funzionale.


Ha senso quindi parlare di giusto o sbagliato? Secondo me no.


Ha senso parlare di risorse. In ambito vocale, queste non possono limitarsi all’aspetto tecnico, ma ad un insieme più complesso di fattori, come complessi siamo noi stessi esseri umani.

Quindi ecco che rispondere ad un allievo o ad una allieva che pone questa domanda, per me diventa un’altra domanda: come ti senti tu?


E l’approfondimento di questo sentire porta a scoprire che a volte ascoltarci, avere propriocezione, consapevolezza, ci permette di comprendere che possiamo davvero rivolgerci a noi stessi in modo più gentile, così come possiamo estendere la gentilezza nei confronti del prossimo.


Un suono avvertito come comodo, spesso, è ciò che consegue a qualche riflessione in più (oltre che a qualche esercizio specifico).

Ed un suono comodo è, per quello che mi riguarda, un gran successo.